CONVIVIALE 4 LUGLIO 2019

Con grande e instancabile amore per l’argomento, Vincenzo Falbo, autore del libro “Giù le mani da Plutone” ha incantato l’uditorio snocciolando i temi della sua opera, dedicata alla difesa del pianeta scoperto nel 1930. Il termine ‘difesa’ non è casuale, perché l’autore sviluppa una vera e propria arringa a favore del pianeta che nell’estate del 2006 è stato a suo dire ingiustamente declassato a pianetino o pianeta di "serie B", perdendo il ‘titolo’ di nono pianeta del Sistema Solare. La sentenza è stata emessa a Praga dalla I.AU., l’organizzazione astronomica internazionale che racchiude al suo interno le principali società astronomiche, che, tra le sue prerogative, ha quello di fissare gli standard di ricerca e orientamento in ambito astronomico. Falbo, partendo da questo fatto – che ricordiamo ha scatenato diverse proteste in ambito scientifico - prende per mano i presenti imbastendo un banchetto di conoscenze non solo astronomiche, ma storiche e filosofiche: se da un lato si parte subito entrando nel merito della decisione del 2006, nel suo interloquire Falbo è entrato in una vera e propria divulgazione astronomica che affonda le sue radici in secoli e secoli di studio e osservazione della volta celeste. Falbo dimostra come le conoscenze astronomiche dell’antichità, anche rudimentali, si intersechino in più punti con la religione e il mito, non solo perché ancora oggi chiamiamo i pianeti con i nomi degli dei, ma anche perché l’uomo fin dalle pitture rupestri – considerate da alcuni astronomi delle vere e proprie mappe del cielo - ha osservato il cielo. “Si è creato una sorta di legame speciale tra i pianeti e gli dei, ricollegabile a quella cosmogonia e teogonia delle origini, che, attraverso la mitologia che ne ha perpetuato l’essenza, non può essere ormai più sciolto”.

Ma oltre ai classici legami tra la mitologia greca e l’astronomia, è la cultura astronomica nonché la cosmogonia elaborata dai Sumeri e assimilata dai popoli della Mesopotamia a suscitare meraviglia. Infatti, nel suo narrare emerge la possibilità che in realtà le conoscenze astronomiche dei Sumeri siano molto più avanzate di quanto noi crediamo, ma anzi, i più recenti scavi potrebbero riservarci non poche – piacevoli - sorprese. Tra cui, un poema sulla creazione dell’universo, l’Enûma Eliš, tradotto dal sumero al babilonese, attraverso gli epici scontri tra dèi-pianeti, in cui “la circostanza straordinaria sarebbe costituita dal fatto che l’ordine dei pianeti che gravitano intorno al Sole - riportati su una tavoletta di argilla accadica custodita presso il Museo di Stato di Berlino di Zacharia Sitchin, non solo i cinque corpi celesti - Mercurio, Venere, Giove, Marte e Saturno) che l’astronomia classica, insieme al al suo satellite, la Luna, più il Sole, ci ha tramandato, ma anche Nettuno, Urano e, nemmeno a farlo apposta, il nostro piccolo Plutone (scoperti rispettivamente nel 1781, nel 1846, e nel 1930), oltre ad un ulteriore pianeta oggi sconosciuto.

Condivisibile o no questa ipotesi, la trattazione di Falbo è una passeggiata nel mito e nella storia, e il viaggio continua con l’astronomia ellenica, da Pitagora ad Eratostene
(filosofo che ha teorizzato la sfericità della Terra) passando in rassegna, senza cadere nella noia, le principali speculazioni filosofiche sul nostro Universo fino ad arrivare ad
Aristotele, “reo”, attraverso la sua teoria geocentrica, che quindi vuole la Terra dell’Universo, di essere stato un freno allo sviluppo dell’eliocentrismo. Il viaggio continua nell’antica Roma, con il calendario del re Numa prima e quello di Giulio Cesare poi, fino al Medio Evo e alla rivoluzione eliocentrica di Copernico, con la pubblicazione del libro Delle rivoluzioni dei mondi celesti nel 1543. Il viaggio infine procede con l’astronomia moderna, da Keplero a Newton fino ad Einstein, alle teorie contrapposte sul Bing Bang e il futuro del nostro Sistema Solare. Ultimo, ma non meno importante, un appello accorato alla comunità astronomica internazionale, per far tornare Plutone “al suo posto” ovvero tra
i pianeti di serie A.

Falbo

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